Cosa vuoi fare da grande?

“Cosa vuoi fare da grande?”
“L’archeologa! Perché ho visto La Mummia e voglio essere come Evelyn.”
Intanto vado a prendere l’enigmistica e cerco tutte le pagine con il gioco dei puntini. Quello che mi piace di più.

Easy.

Ma i puntini esistono anche fuori dalla carta?
Certo, se lo vuoi. E se li sai vedere.
Io pensavo di averli persi.
“Sono troppo distanti tra loro. Così tanto che non li trovo. Oppure ne manca qualcuno!”

“Sono colorati? Sono in bianco e nero?”
“Sono come li vuoi tu. Ci pensiamo dopo.”

“Cosa vuoi fare da grande?”
“Non so, ma intanto voglio studiare lingue, perché so solo che voglio essere libera e voglio viaggiare e voglio poterlo fare da sola.”

Mi hanno detto – l’ho scoperto per caso – che iniziare è veloce, soprattutto per chi questo gioco dei puntini lo ama davvero.
Iniziare come sinonimo di efficienza.
Terminare un pò meno.
Ma c’è una buona notizia: procrastinare non è un difetto. 
Procrastinare è la salvezza.
Procrastinare è l’ancora che stavi cercando disperatamente, annaspando alla ricerca di una perfezione tanto inutile quanto inesistente.

Menomale.

“Cosa vuoi fare da grande?”
“Non lo so. Mi prendo una pausa. Tanto ho tipo 2 lavori.”

Non penso di averlo mai fatto consciamente, ma l’effetto è stato buono.
Procrastinare “tira fuori” le idee migliori. 
Dei veri lampi di creatività.
Quelli che i ranghi delle deadline e della pianificazione possono far soffocare.
E’ in quei momenti che esce fuori chi sei.

“Quando ti trovi davanti a due decisioni, lancia in aria una moneta. Non perché farà la scelta giusta al posto tuo, ma perché nell’esatto momento in cui la moneta è in aria, saprai improvvisamente in cosa stai sperando.”
Il principio è un pò questo. In fondo, perché dire qualcosa con parole più povere quando qualcuno l’ha già detto meglio di te?

“Cosa vuoi fare da grande?”
“Non lo so ancora! Sono sbagliata? Mi piace scrivere e la mia scrittura piace anche agli altri. Quindi, direi scrivere. Ma ho altre mille idee.”

Mi hanno detto un sacco di volte che forse in questo gioco dei puntini mi sono persa.
Ma eccomi qui!
Questo gioco non è infantile.

Tra le tante cose che mi hanno detto, si sono scordati che anche per se stessi serve un manuale di istruzioni.
E che non nasciamo con questo libro tra le mani.
Lo trovi tra un puntino e l’altro, come in un’avventura.
E’ eccitante, rischioso e divertente.
E’ la vita.

Mi hanno detto anche che chi ama questo gioco dei puntini prova spesso paura.
Paura che le sue idee possano non essere buone.
Paura verso se stessi.
Paura verso gli altri.
Paura un pò di tutto, per fare un riassunto.
Ma la paura peggiore è verso la NON azione.”

Meglio mille NO che cento rimpianti.
Ma sì, per tutta la vita!

Più provi, più puoi fallire.
Ma è anche vero che più provi, più hai chance di tirar fuori dal cilindro qualcosa di davvero figo.
E che figata provarci.

“Cosa vuoi fare da grande?”
Oggi lo so: unire i puntini.
Perché mica ho finito. Spero di non farlo mai, e soprattutto di godermi la strada.

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