Matilde, ovvero l’arte di saper aspettare.

“Che noia le code. Quando vedo più di quattro persone davanti a me, prendo e me ne vado.”
“Ma sei sicura? Cioè, se te ne vai ogni volta, quell’occasione, quel momento preciso potrebbe anche non tornare mai più.
Anzi, non c’è alcun dubbio.
Così preciso, identico e con gli stessi colori e profumi ed estranei che ti circondano – pronti a non esserlo più, almeno per te – non torna più.
Te ne vuoi davvero andare?”
“Sì, son sicura, non mi piace aspettare. Poi mica mi chiamo Matilde”.

A Matilde aspettare non spiace per niente.
Non è che non abbia da fare, pensieri da intrecciare o canzoncine da canticchiare.
Chi non ride non è una persona seria. Infatti.
Lo sai, tu che Matilde non ti chiami?

A Matilde è ben chiaro che fare. Quando aspetta migliora.
Lo fa in quel che può.
Quando aspetta non aspetta come tutti, come tanti.
Mica sbuffa. Mica incrocia le gambe. Prima la destra e poi la sinistra e poi di nuovo la destra perché mamma che formicolio. Fino ai piedi, tutti e due.
Mica pensa alla noia. Mica pensa alla gente davanti.

A Matilde è ben chiaro chi è. Sa bene chi è stata, dove va e cosa fare.
Tanto che anche quando aspetta ha qualcosa da fare e gli altri non glielo chiedono direttamente, ma pensano “chissà cosa fa. Noi sbuffiamo e lei ride.”.

Ma tu lo sai che lei si chiama Matilde?

Che antico segreto.
Che antico mistero.

A Matilde piace il suo nome, tanto che non lo cambierebbe con altri.
E tu?
Sei riccio e vuoi il liscio.
Sei biondo e vuoi il moro.
Vai dritto e sogni le curve.

A Matilde non manca mai niente, perché lo sa che non si può sapere tutto.
Non c’è domanda che la imbarazzi, perché sa che pian piano imparerà quel che ama. E sarà anche la migliore.

A Matilde non mancano nemmeno i difetti, sia chiaro.
Ma Matilde li accarezza e li spolvera e li guarda e li scusa e li accarezza di nuovo perché sa che sono il pezzetto finale del puzzle e senza quel tassello ci sarebbe un buco nero. Piccolino ma fastidioso e lei non sarebbe più Matilde.

A Matilde piacerebbe essere di carne e di sangue e di respiri e di emozioni e di battiti di cuore. Di quelli che ti fanno sobbalzare e pensare “che magia, ma esiste davvero?”.

Matilde è un’idea, il mio pupazzo preferito.
Matilde sono io che dico “forse ce l’ho fatta”.
Matilde sono io che ti dico “dai non importa della coda. Se stai con me possiamo aspettare”.

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