Muss es sein?

Sei tu, eri tu, sei stato tu.
Perché tu sei tu e la bellezza è parte della nostra vita. Anche grazie a te, questo per sempre, senza cambiamento anche quando tutto cambia.
Siete voi, perché avete la mia pazzia e quel che non avete l’amate, tantochè mi fate sentire speciale e brillante anche quando non brillo. Brillo meno, ma voi mi ricordate che brillare lo so fare bene.
“Dovevi fare la comica”. Lo so dalle medie.
Sei tu, lavoro mio bellissimo che non riesco a fare altro. Sì, ma quale? Me ne piacciono tanti.

Tu sei tu, ma non per me, perché mi fai paura.
Come Tereza è arrivata a Tomas, tu sei arrivato per via di coincidenze.
E le amo, davvero. Le penso come tante perché non c’è regista in grado di architettarle alla pari, ma:
“Muss es sein? Es könnte auch anders sein”.

E voi anche. Il caso sì, ma anche la passione. Perché noi amiamo troppe cose tutte insieme e tutte uguali, così tanto che alla fine anche le cose diverse si specchiano e dicono: “dai sì, sono loro! Sei a casa”.

E tu, lavoro mio bellissimo che per me sei identità?
Sei identità così tanto che ho dovuto perdermi per capirlo.
Identità profonda legata alla storia, alla gioia e alla testardaggine di tutto quello che sono.
Voglio creare e pensare e immaginare.
Mi ricorda una felicità che sta dietro la porta ma oggi sembra di altri.
Gli altri sono solo i miei anni che non sono tantissimi, ma vedo pieni e ne sono felice.
Ma poi?
Poi voglio anche viaggiare ed essere diversa e rifare quello che facevo prima.
Scordare il pc e parlare, parlare e sorridere a tutti.
E il caso?
Dove sei finito?
Qui non c’è proprio perché questa sono io: io che vorrei più di una vita, come tanti, come ieri e come oggi. Come quando ero bambina.

“Ma tu, piccolo pesce di un piccolo acquario, dove vuoi andare? O meglio, cosa vuoi fare?”.
“Ti posso dire che non lo so e vorrei solo un acquario più grande in cui essere sempre giovane?”.

L’hanno detto così tanti che non si contano più.
Non è un pensiero articolato, sembra da bambini.
E proprio per questo forse invece lo è. Perché i bambini non dicono mai cose stupide, gli adulti spesso sì.
Ma una bambina vorrei esserla davvero, adesso, adesso e per sempre, a richiesta. Perché non avrei mai sbagliato e vorrei l’alternativa migliore di sempre.
Però potrei anche prendermela adesso.

“Muss es sein?”
Eh no, proprio no.
E ancora prima di saperlo la risposta la sapevo già.
“Es könnte auch anders sein”.
Tutto, ma proprio tutto.
Tranne una cosa, che sento, non inquadro e non ha nome, non ha consistenza, ma la sento – la sento dentro perché sono io e quindi è tante tante cose – e questo basta.

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