“Vaffanculo”.

Quanto costa la sincerità?
Costa tanto quanto degli stupidi whatsapp.
Tanto quanto una maschera da sostenuta. Io sostenuta e tu quello che non sei. Forse sì oppure non lo so, perché in fondo, chi ti conosce?
Così tanto che non te lo posso dire, ma te lo vorrei urlare.
Mi fa malissimo dentro, mi servirebbe urlartelo.
Mi guardi, ma non capisci.
Mi ascolti, ma non capisci.
Ti bevi le mie chiacchiere – che ridere, come tutti – e diventi un estraneo. Proprio come quelli che una volta prendevamo in giro, ora lo sei anche tu.

Porti una targa?
Sì, al collo. O dove ti sta meglio.
Sì perché ora la porti anche tu, tu che eri limpido come il sole e capivi tutto ancor prima che i pensieri venissero a galla perché per noi erano immagini piene di colori e immagini da catturare.

Quando costa la verità? 
Talmente tanto che mica posso venire lì a dirtela.
Ma a nessuno, davvero a nessuno.
Perché in fondo pesa e i pesi non piacciono a nessuno.
A te che sei nuovo e cerchi di ridere e a te che sei vecchio e dei pesi dei stanco.

Molla quel telefono e vienimi a prendere, perché se mi vedi mica ti distrai.
Lo penso, ma ce la faremo? E’ una strada lunghissima sembra.
Che battito, che noia, che ansia, che insonnia.
Tanto da lasciare la luce accesa di giorno e di notte, perché quelle cose le penso, ma non le saprai mai. Un pò perché non ascolti e un pò perché chissà dove hai la testa.

Non è nemmeno tristezza, perché io della tristezza non so che farmene.
Però brucia. Mamma se brucia.
E il tuo sorriso mi dà fastidio.
“Quel che posso io lo puoi anche tu. E forse anche di più.
Quindi fallo per una volta, io sto qui e mangio pop corn. Se non ti sta bene la porta è quella.”

Però mi brucia così tanto che darei tanti di quei pugni al tavolo da fartela sì girare la testa. Da farla girare a tutti voi, indifferenti del nulla e ubriachi del nulla.
Cullatevi nel vostro nulla, tanto a me non piace e io sono di materia diversa.
Infatti sono diversa.
Tanto diversa che mi tengo l’insonnia e la mia verità.
E i pop corn stanno lì.

Ma quanto è dolce il riposo dopo tanta fatica?
Se solo lo sapessi. 
Però posso immaginarlo. Ho una buona capacità di immaginazione, sogno più ad occhi aperti che chiusi e quando scrivo è come sognare perché mi sembra di dipingere e tutto va come voglio io.
Ma poi mi giro e brucia tutto di nuovo.
Ho voglia di gridare “vaffanculo”, un pò come la canzone.
VAFFANCULO davvero.

Appena possibile lo farò e così forte ti giuro che sentirai anche tu e ti scuoterai da quel torpore normale, accettato, annegato e in cui si annega mille e mille volte tanto da non crederci più, che in fondo è la vita di tutti.

Fanculo il telefono, fanculo i sorrisi falsi.
Fanculo dire che va bene lo stesso.
Non va bene per niente.

Pubblicato da Alessandra Giachetta

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