Se sapessi disegnare.

Se sapessi disegnare ti farei più sorridente, più rassicurante, con qualche no in meno nella bocca e qualche pensiero in meno nella testa.

Se sapessi disegnare mi farei ancor più schietta, tagliente ed esattamente come dovrei essere per schivarli tutti quei no. 

Farei braccia nuove per te che dell’abbracciare hai perso il talento e un cuore nuovo per me così che fosse di nuovo giovane, giovane davvero. Giovane come i bambini che non sanno niente degli altri e devono ancora imparare tutto e allo stesso modo tu potresti imparare di nuovo ad abbracciare con le braccia, con le mani e con i tuoi bellissimi occhi. Anche tu senza preconcetti e senza sapere più niente di quello che sai.

Ti disegnerei diverso, ma sempre lo stesso perché tu sei tu. Come cambiarti?

Il problema è che io non so davvero disegnare, però so colorare molto bene. Ti darei senz’altro un colore molto acceso e pieno di vita: sceglierei un bel giallo perché insieme al rosa è il mio colore preferito e chiama energia, proprio come me e come vorrei facessi in questa vita anche tu. Proprio come tutto quello che voglio mi circondi, perfino quando dormo che la luce non la voglio mai spegnere.

Se sapessi disegnare proverei a rifarmi questo stesso viso perché a volte me lo fisso e mi chiedo come tu possa guardarlo in negativo. Proverei sempre con queste scelte, ma anche con altre perché ho sempre desiderato vivere tante vite e penso che una sia davvero troppo poca. Davvero pochissima.

Vorrei disegnare una casa piena di nulla che mi manca, di qualcosa che nemmeno immagino perché sto andando in confusione. Ci metterei te, tutte le mie cose, tanti viaggi, probabilmente il cane che ho sempre voluto o forse un gatto…non lo so. 

Vorrei forse che la casa non ci fosse ma che tu ci fossi sempre. Anche le mie cose potrebbero sparire, davvero non importa. La casa potrei essere io, potremmo essere noi, potrei essere io che faccio quello che voglio, io che sono una bella calamita, un polo attorno a cui graviti e tutti gravitano senza mai più dirmi no con la testa, con il viso e con i loro bei sorrisi, ma in ogni caso imperterriti, indifferenti e pur sempre convinti.

I no non mi piacciono, anche se dirli agli altri mi fa stare bene perché sarà mio diritto no dire quello che penso? Anche le lettere del no sono brutte perché sono chiuse mentre quelle del sì ricordano una strada piena di curve, la strada di un viaggio, una strada piena di sole, di caldo e di magia. Una strada di possibilità.

I disegni qualche volta li ho fatti, ma non sono mai stati un granché. Il colore invece non era niente male. Ai miei – di disegni – preferisco quelli degli altri, quelli stampati. Perché sono perfetti e a te tocca solo colorare.

Ma se ci provassi a disegnare? Magari non ti piacerebbe il risultato, ma sarebbe un disegno mio e potrei farlo astratto, così sarebbe sottratto al giudizio e poi potrei riempirlo con tutti i colori del mondo e con tanti sì, con tutti quelli che voglio e che ti giuro mi metto a rincorrere fino alla fine della terra, che aspetto e che aspettavo ma che ora non voglio aspettare più.

Se sapessi disegnare, non dovrei saper disegnare. 

Ma non lo so fare, così prendo la penna, così, come viene e ci provo.

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