Un lavandino da rompere.

Vorremmo tutti un lavandino da rompere. Sì come quello di Sandro de “La Dea Fortuna” che al cinema mi ha fatto piangere. In silenzio, ma mi ha fatto piangere.

Mi ha fatto pensare che lo vorrei qui subito anch’io un bel lavandino da spaccare per richiamarti, per farti tornare senza usare le parole perché le parole non sono servite e non serviranno.

Il lavandino è un sonaglio magico. È un richiamo antico, è quello che ti fa ricordare che io sono io e tu sei tu e che il nostro amore è imperfetto ma è nostro e non è ripetibile. Non si compra, non si duplica e non ha un valore esprimibile a parole o tantomeno in denaro. Non ha nemmeno una consistenza: non è un pupazzo, non è grande come una macchina e nemmeno come un palazzo alto e imponente. Poverino, lui è talmente grande da essere invisibile e intangibile. Ma proprio per questo è così grande.

Così grande che serve un lavandino da spaccare e da cui far uscire tantissima acqua per farti almeno girare la testa. Ogni tanto a dire il vero la giri, ma non sono certa tu mi veda davvero. 

In quel film c’è davvero magia perché di amori imperfetti ne mostra tantissimi e mi piacciono tutti: mi leggono dentro. Ma chi lo vuole un amore perfetto. La perfezione non la vuole nessuno. Ti fa solo sentire a disagio perché come diamine faccio io a essere perfetta?

Non facciamo prima se mi sorridi e mi prendi la mano e sai già che non lo sono e ti va bene così?

Quanta bellezza in quel bambino che non sa dire ad un uomo “Ti prego rimani con me”, ma sta invece in silenzio e s’inventa un modo furbissimo per farlo restare, un modo che sa che li unisce, che gli riporta alla mente un momento felice passato insieme, un sorriso, un momento che l’ha fatto sentire a casa, protetto e davvero bambino, lui che è tanto intelligente.

Sì perché la casa sono le persone. Mai quattro mura. Chi ha detto che la casa sono quattro mura è pazzo. La casa sono i tuoi occhi che mi sorridono e le tue mani che mi dicono che va tutto bene, così, senza lavandini da dover rompere. 

Pubblicato da Alessandra Giachetta

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3 pensieri riguardo “Un lavandino da rompere.

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