Specchio.

Basta chiedere. A volte è vero, a volte no. 

Tu lo chiedi cosa vuoi? Io sì, sempre. Bella fregatura quella del pensare che chi ti ama debba per forza avere una formula magica per capirti, per sapere cosa vuoi, cosa ti passa per la testa. È una cosa che ci hanno inculcato così forte nel cervello e nell’anima che ormai ce l’aspettiamo: “se mi vuole bene, lo sa cosa voglio”. 

Invece no, non è sempre così. Serve una sorta di educazione sentimentale, un’educazione che funziona per prove ed errori a quello che vogliamo, ai nostri desideri nascosti. Sia per noi che per gli altri.

Cosa vuoi davvero? Anche la cosa più banale e scontata può essere difficile.

Quanto è odioso star lì a metà tra stupide decisioni – così per essere educati – a dire “per me è uguale”. Non è vero che eguale come non è vero che hai un nome diverso dal tuo. Non è vero mai. Non c’è mai niente di uguale.

A volte ci sta bene tutto perché vogliamo stare con una persona e con lei staremmo anche in un igloo, però c’è sempre qualcosa che preferiamo. Dirlo ci salverebbe, salverebbe tante situazioni e salverebbe il nostro tentativo di dire quello che non vogliamo e fingere cose che non possiamo.

Ho imparato a chiedere da quando ho imparato che fa più male aspettare.

Non mi piace fare la fila e non mi piace aspettare quindi chiedo, chiedo con cortesia quando posso e chiedo con forza quando so che piace, quando so che il mio sorriso smorza la mia energia che non a tutti piace, che alcuni fraintendono e possono prendere per la maleducazione che non è.

Chiedo perché mi diverte vedere come gli altri reagiscono e poi faccio un catalogo delle persone in base a come mi guardano dopo la richiesta. Non voglio per forza un sì: quel che voglio è uno sguardo che sostenga la mia schiettezza, che sia altrettanto spiritoso e che mai si offenda. Sì perché quanto è bello il senso dell’umorismo al punto giusto?

Ho imparato che chiedere non è per forza sottomettersi, perché scoprire cose nuove è parte di ogni giornata ed è parte di noi, è parte dell’essere delle persone imperfette. Ho scoperto che chiedere fa parte della curiosità che è così tanto mia, perché dopo che hai chiesto tante cose, sei anche una persona nuova, più bella e che sa più cose, che poi ne può raccontare di più e che avrà anche più e più cose da chiedere…perché questo è il cerchio infinito delle parole, dell’andare in giro per musei, del comprare biglietti aerei e dell’avere amici tanto diversi.

Adoro i miei amici perché mi comprendono e a loro i miei difetti piacciono: dicono che vorrebbero una mia miniatura schietta e chiassosa sul comodino perché la mia sincerità li diverte e io questa cosa vorrei sentirmela dire sempre perché io mi adoro e mi odio allo stesso tempo e quindi quando un altro mi viene a dire che mi vorrebbe sempre dietro mi dico: “caspita, allora se chiedo sempre qualcosa non do poi così tanto fastidio”.

Chissà se questo chiedere piace. 

Quel che chiedo è di avere sempre qualcosa da chiedere e che qualche domanda torni presto indietro, come davanti a uno specchio, perché non esiste un gioco più bello: vedersi a uno specchio negli occhi di un altro. 

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