Quando segui il flow.

Pensieri che ho raccolto e foto che ho scattato quando non ero troppo intenta a far programmi, ma mi sono fatta trasportare dal flow.

“Quando segui il flow” è il nome che ho dato alla mia nuova rubrica. Una rubrica a cui penso da un pò affinché possa riunire tutti i miei pensieri inaspettati, spettinati come me e che mi sorprendono insieme ai dettagli che acerbamente fotografo con il mio iPhone.

Sapete cos’è il flow? Comunemente è una teoria – elaborata e resa nota dallo psicologo comportamentista Csikszentmihalyi – intesa come stato emotivo positivo che ci fa sentire del tutto assorti in un’attività che amiamo – per cui tempo e pensieri che non c’entrano sembrano non esistere più – garantendo un assoluto livello di concentrazione. Ci fa sentire padroni delle nostre vite e del nostro destino, nonché efficaci nel nostro ambiente e quindi soddisfatti (oltre che divertiti visto che si tratta di qualcosa che ci piace moltissimo). Tutto il nostro io si trova concentrato su quel compito, utilizzando e portando le nostre destrezze e abilità fino al limite. Nello stato di flow ci si ritrova a fare quello che realmente si vuole, essendo un sentimento spontaneo che richiede poco sforzo.

La relazione tra le abilità soggettive e il carico di lavoro trova il suo perfetto bilancio ed è proprio questo a far scattare lo stato di flow! La positività che ne nasce dà il via a un flusso dinamico di energia mentale che attiva di conseguenza le nostre potenzialità, in un loop che porta alla miglior condizione per mantenere elevata la motivazione ad agire.

Csikszentmihalyi sostiene infatti che:

I momenti migliori della nostra vita non sono tempi passivi, ricettivi, rilassanti…
I momenti migliori di solito si verificano quando il corpo e la mente di una persona sono spinti ai loro limiti nello sforzo volontario di realizzare qualcosa di difficile e per cui ne valga la pena.

Vi è mai capitato di essere così immersi in una attività da perdere la cognizione del tempo oppure di essere così presi “dal momento” e da nient’altro facendo passare tutto il resto in secondo piano? Scommetto di sì e allora – a quanto dice la teoria – avete provato anche voi, almeno una volta, lo stato di flow.

Questo abbiamo detto, è il senso comune, cioè la definizione tecnica mutuata dalla psicologia, ma la mia riflessione che ne deriva è molto personale e non ha la vanità di essere per forza esatta: vuole solo collegare sensazioni che secondo me non sono la sola a provare.

Per esempio, oltre a questa totale immersione in un’attività, siete mai rimasti delusi dalla fine di qualcosa, provando la classica sensazione della “fine della festa”? Quella che vi fa pensare “io a casa non ci voglio proprio andare”.

Io tantissime volte. In una marea di situazioni avrei voluto fermare il tempo, come si fa con le foto. E quando succede, succede anche che ci siano immagini che colgono la mia attenzione e mi fanno cambiare strada. Scatto una foto e poi un’altra così che sia perfetta (per me) e poi inizia a rimbombarmi nella testa una canzone: questa volta avevo in testa “San Giovanni” di Fulminacci, perché con quella carica che mi mette mi fa pensare che il momento se lo voglia davvero tenere con le unghie. “Dove te ne vai? La stanza ha già cambiato colore (ora che sei qui), perché dovremmo andarcene?”


Tornando al nome della rubrica, l’ho voluta chiamare “Quando segui il flow” e non quando sei nel flow o simili proprio perché il significato che voglio darle non è tanto quello dell’essere immersa in qualcosa, ma dell’essere sia intenta in quel che faccio sia un pochino persa.
Intenta nel fare finalmente quello che amo, cioè scrivere.
Un pochino persa – finalmente anche qui – perché mi sono liberata dalla voglia di perfezionismo e ho deciso di seguire le occasioni della vita, i “chi l’avrebbe mai detto”, la bellezza dell’inaspettato e, ogni tanto, di fare anche un pò quel che mi va perché programmare tutto in fondo è una gran noia. Quindi ogni tanto sbaglierò strada – come ho fatto la volta che ho scattato la foto che vedete sopra – e magari troverò un murales, un dettaglio che mi piace e non potrò fare a meno di fotografare oppure ancora un bel bar dove entrare e chiacchierare con qualcuno che altrimenti non avrei conosciuto e grazie a quella foto mi verrà in mente un’altra bella canzone.

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